Non è Vero che Tutto fa Brodo...

CAROSELLO

diventerà uno spettacolo per il 9 maggio 1997

regia Carlo Presotto, scene di Mauro Zocchetta
gruppo di lavoro composto da Paola Rossi, Ketty Grunchi, Martina Pittarello, Valentina Brusaferro, Marco Artusi, Luciano Lora
con la partecipazione esterna di Fabio Bonso

 

Un cultore di mondi paralleli come Philip Dick avrebbe trasformato in metafora la condizione degli albanesi, che a forza di guardare le trasmissioni della televisione italiana ricreano un intero universo fantastico per il quale sono disposti a rischiare la vita.

Come davanti ai colori delle macchie di Rorschach,  l’immaginazione si muove tracciando linee immaginarie, completando gli spazi vuoti, realizzando collegamenti tra gli indizi della realtà, inserendo i dati separati in un disegno unificante, un sistema che dà senso al caos.
Ma con cosa?
Dove va a lavorare il babbo del mulino bianco?
Ci sarà un bambino pugliese nella classe dei piccoli hitlerjugend degli ovetti Ferrero?



“La creatività è solo memoria dilatata e ricomposta” (G.B.Vico).
Ognuno riempie gli spazi vuoti

        1. con i dati della propria esperienza reale, la memoria
        2. con i dati della propria esperienza immaginaria, desideri o paure.

Ma mentre i dati della memoria in qualche modo possiedono una loro forma “sensoriale”, per quanto mutevole, che ci permette di ricordare colori, sensazioni tattili, forme, suoni, gusti,
per quanto riguarda la memoria immaginaria abbiamo bisogno delle storie.
 
 

Le storie forniscono gli abiti con cui vestire le nostre paure ed i nostri desideri, dando loro forma e mettendoli in comune con tutte quelle altre persone, che condividendoli, hanno dato gli stessi nomi alle stesse cose.
Questo è uno dei motivi profondi per cui i racconti sono uno dei primi fili che cuciono tra di loro le comunità, e rappresentano un bene prezioso.

Ogni  storia indica  anche l’insieme delle persone che “la credono”.
Spesso scopriamo che si tratta di una delle infinite comunità intersecate del nostro presente, dove i confini continuano a moltiplicarsi ed a rendersi sempre più sfuggenti.

Tutti coloro che raccontano la leggenda contemporanea sul cagnolino filippino formano in qualche modo una “sub-cultura”, come quelli che raccontano della “Resistenza”, o dei virus informatici, o del 1977, o dei bambini rapiti per il traffico d’organi.
Il paradosso è che spesso poco importa che queste storie siano “reali”.
Come nella medicina Indù “esse interpretano quel particolare problema”, gli danno forma.
 



Carosello è una raccolta di fiabe che da forma ai desideri ed alle paure di una doppia crescita.


Il linguaggio di Carosello (G.L.Falabrino)  

Carosello ha fatto l’unità d’Italia forse ancora più di Garibaldi e della breccia di Porta Pia. A un popolo che non aveva ormai più ideali, Carosello ha almeno offerto dei miti. Il mito della pelle ben abbronzata, del deodorante, del dentifricio che permette di dire ciò che si vuole. (P.Bianucci, Gazzetta del Popolo 1976)



Carosello diventa un punto di applicazione comune di tre percorsi poetici che si incontrano lungo la strada di una messainscena:

1. Carlo Presotto e Paola Rossi, che hanno lavorato sulla fiaba tradizionale, sulle leggende metropolitane e la narrazione contemporanea, e sul rapporto tra ragazzi, teatro e televisione.
2. Marco Artusi e Ketty Grunchi, che hanno sviluppato una ricerca sulle tracce della memoria e sulla narrazione “epica”.
3. Fabio Bonso che con Moby Dick ha percorso in laboratorio e in palcoscenico le strade della memoria, a caccia delle motivazioni e degli strumenti del tramandare.

L’idea è quella di raccontare ai ragazzi delle elementari la storia di una crescita,
? del desiderio e della paura di diventare grandi,
? della fascinazione che esercita su di noi l’infinito catalogo di possibili strade che la realtà ci apre davanti.

Diventare grandi è in qualche modo accettare di imparare a scegliere.

Per inventare questa storia abbiamo scelto di procedere attraverso una prima fase di raccolta della memoria personale di un gruppo di persone, che rappresenta una sorta di repertorio da cui trarre, attraverso un laboratorio teatrale, la fabula dello spettacolo.
Questa fabula verrà poi elaborata in ambito drammaturgico, per poi tornare sotto forma di testo all’interno del lavoro di messa in scena.

I punti fermi di questa ricerca sono per ora:
1. Indagare sul periodo che corre lungo la nostra esperienza delle scuole elementari.
2. Costituire le nostre storie per frammenti, singole visioni, cercando il dettaglio, il particolare.
3. Ricordare Carosello.



Carosello:


Cercheremo di catturare sei storielle di tre minuti ciascuno, che con sigla e siparietti costituiranno altrettante visioni di una mutazione individuale {[(la “crescita” del protagonista), inserita nella mutazione generazionale], a sua volta inserita nella grande trasformazione della società italiana di quegli anni}.