Maria Bellonci
IL MILIONE DI MARCO POLO, Varia, Mondadori, 2003
Tra gli uomini e le donne del Rinascimento e del Medioevo cui Maria Bellonci
dedicò la sua opera, Marco Polo esercitò su di lei una profonda influenza, tanto
da farle intraprendere un lungo lavoro di riscrittura del Milione in una lingua
"libera ma fedelissima" alla voce del grande viaggiatore veneziano.
In questa nuova edizione la ricostruzione testuale della Bellonci è accompagnata
da preziose miniature a colori che ripercorrono la straordinaria avventura poliana
e da illustrazioni, note di commento e brevi saggi che ne chiariscono il contesto
storico, geografico e culturale: dalla figura dei protagonisti alle religioni
e ai costumi dei popoli d'Asia, alla natura, favolosa oltre ogni immaginazione,
dell'immenso continente.
*/altra edizione disponibile/*
IL MILIONE, RAI-ERI, 1990
Italo Calvino, LE CITTÀ INVISIBILI, Oscar opere di Italo Calvino, Mondadori,
1996
La prima edizione dell'opera fu pubblicata nel novembre del 1972 dall'editore
Einaudi di Torino. Al momento dell'uscita del libro, Calvino ne parlò in articoli
ed interviste su vari periodici, tra la fine del '72 e l'inizio del '73. Nel
testo è possibile fare riferimento a città, più o meno note, ma che sono in
realtà tutte inventate, ed hanno ognuna un nome di donna. Il modo in cui è suddiviso
il libro, ci suggerisce il tipo di lavoro dell'autore, egli, infatti, scrive
in serie, utilizzando una serie di cartelle dove inserisce il materiale che
scrive o solamente appunti di cose che vorrebbe scrivere. Per questo lavoro
ha realizzato 11 "pezzi", di cinque serie ciascuno, raggruppati in
capitoli di serie diverse, ma che hanno tutte un clima comune. "Le città
invisibili" si presentano come una serie di relazioni di viaggio che Marco
Polo fa da Kublai Kan, imperatore dei tartari. Il re, un uomo malinconico, ha
compreso come il suo sterminato potere conti ben poco se paragonato allo stato
di decadenza e rovina in cui vige il mondo. Il viaggiatore che racconta di città
impossibili. Suggestivi sono i commenti dei due personaggi ad ogni inizio capitolo.
L'atlante che possiede il Gran Kan, oltre a riportare minuziosamente le città
dell'impero, ci svela anche tutti quei posti che non sono stati ancora scoperti
o visitati. Questo libro può essere inteso come la volontà dell'autore di affrontare
il problema, mai risolto, del rapporto fra uomo e natura visto nel binomio città-ambiente
naturale. Calvino, nella veste di Marco Polo, termina dicendo:"L'inferno
dei viventi non è qualcosa che sarà; se ce n'è uno, è quello che è già qui,
l'inferno che abitiamo tutti i giorni, che forniamo stando insieme...".
Ma l'autore fa notare che ci sono pezzi che si possono considerare migliori
come evidenza visionaria, e le figure filiformi sono la zona più luminosa del
libro.
Hugo Pratt, LA CASA DORATA DI SAMARCANDA, Tascabilizard, Lizard, 2004
Siamo nel 1921 e Corto Maltese viaggia insieme a Rasputin dentro un'avventura
che si snoda dalla Turchia all'Azerbaijan, Turkistan, Kafiristan (dove prima
Rudyard Kipling e poi John Houston ambientarono /L'uomo
che volle farsi re/) e Pakistan, alla ricerca
di una prigione dal nome assai bizzarro: la casa dorata di Samarcanda. Ma soprattutto
di un favoloso quanto mitico tesoro...
Lao-tzu LA VIA DEL TAO
*/altre edizioni disponibili/*
IL LIBRO DELLA SAGGEZZA, I classici per tutti, Baldini Castaldi Dalai, 2005
LA REGOLA CELESTE. IL LIBRO DEL TAO, I classici blu, BUR Rizzoli, 2004
TAO TE CHING, Oscar varia, Mondadori, 2001,
TAO TE CHING. IL LIBRO DELLA VIA E DELLA VIRTÙ, Gli Adelphi,Adelphi,1994
TE TAO CHING. IL LIBRO DELLA VIRTÙ E DELLA VIA (a cura di Augusto Vitale), Moretti
e Vitali, 2004
“In uno dei suoi momenti cupi, Pascal dice che tutta l'infelicità dell'uomo
proviene da una causa sola, non sapersene star quieto in una stanza. Ma neppure
a Lao-tse riusciva quello che lui auspicava a se stesso: il saggio conosce il
mondo e non ha mai aperto la finestra. Proprio come dice il libro del Tao, siamo
tutti sulla via. Questo mondo è nomade. La maggior parte degli uomini ha bisogno
del movimento. Cambiamento di moda, di cibo, di clima, di amore e di paesaggio.
Solo chi conosce il movimento può chiudersi davvero in una stanza. Sa essere
fedele solo chi ha attraversato molte infedeltà." (Bruce Chatwin)
Sun Tzu L’ARTE DELLA GUERRA */altre
edizioni disponibili/*
L’ARTE DELLA GUERRA. Grandi tascabili economici, Newton & Compton, 2004
L’ARTE DELLA GUERRA, Oscar varia, Mondadori, 2003,
Composto in Cina ben 500 anni prima della nascita di Cristo, questa "Arte
della guerra" rappresenta il più antico trattato di strategia militare.
Il suo contenuto ha influenzato ampiamente nei secoli la filosofia orientale,
e oggi questo testo viene utilizzato nelle scuole di management in tutto il
mondo. Perché Sun Tzu non si limita a dare precetti per sconfiggere i nemici
sul campo di battaglia. Ma ci insegna a gestire i conflitti in modo profondo
e non distruttivo, perché anche nella nostra vita quotidiana "la miglior
battaglia è quella che vinciamo senza combattere".
Dong Yue, IL SOGNO DELLO SCIMMIOTTO, I pipistrelli, Marsilio, 1992
Il /Sogno dello Scimmiotto/, scritto nel 1640, prende spunto da una delle più
famose opere della letteratura cinese, /Il viaggio in Occidente/ di Wu Cheng’en
(1500,1582), ispirata a sua volta a un fatto reale, l’avventurosa spedizione
in India del monaco Xuanzang alla ricerca di testi buddhisti. Su Xuanzang, sul
suo viaggio e sui leggendari suoi compagni, tra i quali il più famoso è appunto
lo Scimmiotto, fiorì una grande tradizione orale e scritta. In questo romanzo,
che lo vede protagonista, lo Scimmiotto sembra assommare in sé tutte le qualità
complesse e contradditorie dell’archetipo: è insieme animale uomo demone dio.
E il suo viaggio pieno di peripezie tra il meraviglioso e il verosimile, è un
viaggio allegorico che si configura come uno smarrimento della mente e del cuore
e un conseguente, faticoso cammino verso l’illuminazione. Il travagliato pellegrinaggio
verso la salvezza e la verità diventa però anche un’esplorazione profonda della
psiche, che tradisce un’inquietudine esistenziale e un malessere morale molto
vicini alla sensibilità moderna. Avventure picaresche e fantasie erotiche, frammenti
di storia e satira politica, massime moralistiche, metafore, allegorie, segnano
le tappe di una ricerca che può essere letta e interpretata anche come un viaggio
all’interno dell’io.
Matteo Ricci, DELL’AMICIZIA, Quodlibet, 2005
Il "Dell'amicizia" (Nanchang 1595) è la prima opera in cinese composta
da Matteo Ricci. Per mezzo di essa, presentando in 100 sentenze tratte dai classici
antichi il pensiero dell'Occidente sull'amicizia, Ricci intendeva mostrare che
la civiltà cinese e quella europea coincidevano su temi fondamentali. L'opera
stupì la Cina e conobbe un grande successo: Ricci aveva compreso che la sua
missione e il tentativo di accendere il dialogo tra Oriente e Occidente potevano
costruirsi unicamente sul saldo fondamento della conoscenza reciproca e dell'umana
amicizia. In questa edizione vengono pubblicati - oltre alla ristampa dell'edizione
cinese a stampa con traduzione italiana a fronte - il testo autografo della
redazione italiana di Ricci.