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Percorso di lavoro verso uno spettacolo ispirato all'opera di Mario Rigoni Stern
a cura di Carlo Presotto

LINEE D’OMBRA mutazioni e riti di passaggio

Solo i giovani hanno di questi momenti. Non intendo i giovanissimi. No. I giovanissimi , per essere esatti, non hanno momenti. E’ il privilegio della prima gioventù vivere in anticipo sui propri giorni, nella bella continuità di speranze che non conosce pause né introspezione.
Uno chiude dietro di sé il cancello della fanciullezza – ed entra in un giardino incantato. Là persino le ombre rilucono di promesse. Ogni svolta del sentiero ha un suo fascino. E non perché sia una terra tutta da scoprire. Si sa bene che l’umanità intera l’ha percorsa in folla. E’ la seduzione dell’esperienza universale, da cui ci si attende una sensazione singolare o personale: un po’ di sé stessi.
Si procede riconoscendo le tracce di chi ci ha preceduto, eccitati e divertiti, accettando insieme la buona e la cattiva fortuna – le rose e le spine, come si dice – la variopinta sorte comune che tiene in serbo tante possibilità per chi le merita o, forse, per chi è fortunato. Si, si procede. E il tempo pure procede – finché si scorge di fronte a sé una linea d’ombra, che ci avverte che bisogna lasciare alle spalle anche la regione della prima gioventù.
    Joseph Conrad

La linea d’ombra di Conrad possiede il nitido spessore dei simboli,
che ad ogni nuovo incontro lasciano scorgere dietro di sé nuovi percorsi,
rispecchiando le piccole e grandi mutazioni della nostra esperienza.

La prima volta che ho letto a sedici anni questo libro, l’ho trovato fortemente legato alla mia realtà. Riusciva a darmi “le parole” per dire una sensazione che provavo confusamente, una sensazione che aveva a che fare con “l’intraprendere”, e che in qualche modo aveva cominciato a manifestarsi quando, alla fine della terza media, andavo con il mio compagno di classe Riccardo, ad annusare i gruppi di studio del movimento studenti.

“Ero proprio come i personaggi delle favole. Nulla li stupisce, mai. Cenerentola non prorompe in alcuna esclamazione quando da una zucca salta fuori un cocchio di gala attrezzato di tutto punto per portarla al ballo. Ci monta su tranquillamente e se ne va incontro alla sua straordinaria fortuna.”

Rileggerlo nel corso degli anni è stata sempre una esperienza ambigua.
Da un lato mi sembrava di ritrovare me stesso, come un vecchio amico dopo degli anni, che dopo un primo imbarazzo decidi che non è cambiato per niente, è sempre il solito…
 Dall’altro lato mi stupivo di frasi, impressioni, intere pagine che mi sembrava di non aver neppure letto nei precedenti incontri. Come se il libro, nel frattempo, fosse cresciuto anche lui, avesse fatto delle nuove esperienze, e me le raccontasse ad ogni nuovo incontro.

Alcuni libri mi fanno questo effetto.
Provo ad elencarli: Il gioco delle perle di vetro di Hesse - Il signore degli anelli di Tolkien - It di King - Neuromante di Gibson - Libera Nos a Malo di Meneghello … l’elenco è incompleto, ma sono i primi che saltano a galla.

Sono tutti romanzi di formazione?
Per me lo sono. Sono storie all’interno delle quali, in determinati momenti, ho compiuto viaggi di scoperta della realtà prendendo a prestito gli abiti di un personaggio e stabilendo in modo a volte obliquo a volte diretto una relazione con i miei gesti quotidiani di relazione con il mondo.
La stessa cosa l’ho fatta con alcuni film, e con un videogioco.
Alcuni di questi libri non appartenevano solo a me.
Il fatto di leggerli era anche, negli anni delle superiori, un elemento fondamentale di appartenenza ad un gruppo, che ne poteva parlare, assumerne comportamenti o atteggiamenti, identificarsi insieme nei loro personaggi.
Questi romanzi hanno a che fare con il tema della prova, dell’arduo compito da superare, del confronto con le proprie paure ed insicurezze, della possibilità di superarle attraverso l’impegno e l’apprendimento.
Ma in qualche modo, a differenza della fiaba, restituiscono le sfumature del problema, la difficoltà di una realtà in cui nulla è tutto rosso o tutto nero, in cui il dubbio, l’insicurezza, la difficoltà di essere se stessi è una parte significativa di ogni prova.
In diversi momenti della mia vita ho avuto la sensazione di trovarmi davanti dei momenti di passaggio, degli irrimediabili salti nel buio di un futuro imprevedibile.
La Linea d’ombra è diventata la rappresentazione di un rito di passaggio, da uno stato di innocenza a uno di consapevolezza… “Alla fine ero diventato un marinaio”
La cosa divertente è che anche oggi provo una sensazione simile.
Cosa sarà?
Sarà forse che questa linea si sposta davanti a noi come un tramonto ai tropici, o forse che ogni ombra ne contiene una più intensa, verso il cuore nero e luminoso del sé?
Vorrei parlare di linee d’ombra con i ragazzi che escono dalla infanzia e che si trovano di fronte ad una stagione di grandi mutamenti.
Confrontare questa sensazione: potere e dovere oltrepassare qualcosa per entrare una nuova dimensione, buttando a mare il bagaglio che ci ha seguito fino a qui.
Vorrei farlo per prendere la rincorsa prima di saltare.
 

IL GRANDE RACCONTO DI MARIO RIGONI STERN

Ho scelto di inziare da “Le Stagioni di Giacomo” di Mario Rigoni Stern
Per un po’ di motivi, che provo ad articolare un po’ alla rinfusa:

 

 
 

LE STAGIONI DI GIACOMO - ARBORETO SALVATICO

Il Progetto per un teleracconto ispirato all’opera di Mario Rigoni Stern
Produzione La Piccionaia – I Carrara

Alle suggestioni de “Le stagioni di Giacomo”, che costituisce la linea guida narrativa del lavoro, incrocio quelle che provengono dagli altri libro di Rigoni Stern.
In particolare il titolo  “Arboreto Salvatico” viene dall’idea di comporre il racconto sulla falsa riga di una lezione sugli alberi, realizzata con l’utilizzo della videocamera e del videoproiettore.
Ogni albero un capitolo, ed ogni scena prende l’avvio da una osservazione ravvicinata di un particolare dell’albero da cui nasce il ricordo. (una pigna di peccio, un pezzo di corteccia di larice, una radice di pino legata ad un sasso, una ferita d’arma da fuoco su di un tronco di ciliegio…)

Mi sarebbe stato facile, o non tanto difficile, ricercare giornali di quel tempo, fotografie, diari, corrispondenza, libri; invece volevo che lavorasse la mia memoria, che fosse lei a ritrovare quei momenti; la mia memoria sorretta stimolata o risvegliata da ricordi nascosti ma a suo tempo ben recepiti, e anche le cose: una via, una contrada, un monte, un prato, un albero, un volto, un timbro di voce, un volo di uccelli, un temporale, una nevicata, una festa.
        Rigoni

COSE DA RICONOSCERE
 Come primo passo mi scrivo quindi un elenco di situazioni del libro che devo andare a cercare di riconoscere per metterle in racconto.

Per riconoscimento intendo:
da una parte

Dall’altra FOGLIE SECCHE DI FAGGIO - La contrada di Giacomo
 Adesso, da una trentina d’anni, le sette porte della contrada si aprono solamente quando i cittadini salgono dalla pianura per fare vacanza. I discendenti di coloro che le avevano costruite con le pietre scavate dalle montagne e con i tronchi scelti nei nostri boschi, che le avevano riparate nel 1920, che qui avevano iniziato o terminato la loro vita, o che da qui erano partiti per luoghi lontani di lavoro, o per guerre, non ci sono più.
 Non si accendono focolari, ma si fanno grigliate all’aperto bruciando salsicce sui barbecue nei fine settimana. Gli orti sono diventati parcheggi. Anche la fontana non c’è più: impediva la manovra delle automobili. Tutto è cambiato. E’ molto lontano quello che era vivo dentro questa casa, rimasta vuota di tutto e piena di silenzio. Qui era nato e vissuto fino ai vent’anni il mio compagno di banco.

RAGAZZO
Il Larice – Albero cosmico lungo il quale scendono il sole e la luna -
LA RICOSTRUZIONE DEL CAMPANILE DI ASIAGO NEL 1928
 Tutto il paese si riunì per issarle come un grande tiro alla fune…
 … le campane erano state preparate ai piedi del campanile; a una a una furono legate e innalzate con una lunghissima e grossa corda che ridiscendeva a terra lungo l’armatura preparata nella cella campanaria. La lunga fila di gente partiva sotto il campanile, passava davanti alla bottega degli Stern, risaliva per la strada del Mazzacavalli e arrivava fino al Croxebech.

Il pino - LA CARESTIA DEL 1928
 Gli incendi nei boschi. Le piantine di peccio messe a rimboschire i campi di battaglia erano bruciate.
 Non c’era lavoro. Gli uomini andavano a fare i recuperanti o emigravano in Francia.
 Promosso a fine d’anno
 Al pascolo con le bestie, ed a recupero per pagare la tessera da balilla.
 Il vaglia dalla Francia del padre di Giacomo
 A fare legna per l’inverno.

Il ciliegio - IL RAMO DI CILIEGIO
 Nella classe “terza A” c’erano quarantacinque ragazzi. Il 7 ottobre la maestra aveva parlato di licheni, muschi erbe, arbusti e alberi; di spore, di radici e di fusti; di rami e di foglie; di frutti, fiori e semi. Alla fine della lezione aveva invitato ognuno a portare per l’indomani un rametto di specie diversa…

Sassi e schegge - ALLE TRINCEE DEL GHELLERAUT IN CERCA DI METALLO DA VENDERE PER ANDARE A VEDERE TOM MIX
 Quello era il luogo che il capitano Woschnagg e l’alfiere Kumer avevano scelto per piazzare i sei obici da 10.
 …quando la notte del 15 giugno 1918 iniziò sull’altopiano l’operazione Radetzky e il capitano Woschnagg ordinò –feuer! – furono subito scoperti per le vampate che facevano nel bosco.
 Giacomo non poteva sapere di quanto era accaduto la notte di quel 15 giugno…
 E fu così che discoperse un teschio con i denti bianchi e giovani.

L’ ABETE albero della nascita e a lui era dedicato il primo giorno dell’anno -
L’INVERNO DI GIACOMO
 La neve, il canto della Stella, a tagliare l’albero di Natale con Irene.
 A scuola volevano che facesse il presepio.
 Il ritorno del padre dalla Francia che porta i regali per tutti. (Come babbo natale…)

LA COSTRUZIONE DELL’AEREOPORTO DI ASIAGO
 Giacomo nel libro sussidiario aveva letto che il duce aveva reso grande e potente la nostra aviazione…
 Era forse perché avevamo moltissimi aereoplani che incominciarono a fare un campo di aviazione nella piana più ampia e fertile di tutta la conca?

LA PRIMAVERA DI GIACOMO
 Come catturare i bombi. In cerca di nidi.
 Nella radura suo padre, Nin, Angelo e Massimo festeggiano di nascosto il primo maggio.
 
GIOVANE
AL LAVORO
 Vuoi andare prete, frate, o fuori con le vacche?
 Le steiner: le biglie di marmo.
 A recupero con il padre. Vedevano anche con altri occhi la parte dei nemici, dentro quelle trincee che allora gli sparavano contro.
 Trovano i resti di un soldato. Un orologio che funziona ancora. “Le ore ungheresi sono uguali a quelle nostre”
 Gli incidenti del recupero

La sequoia al ricordo dei compagni che sono morti su queste montagne -
LA COSTRUZIONE DELL’OSSARIO
 Mario andava a vendere il vino agli operai.
 Un giorno ascoltò un racconto che lo impressionò.
 Il Nando dell’Echele disse che una sera, ritornando a casa dopo aver venduto il recupero ed essersi fermato con il Vu a bere un bicchiere alla margherita, giunto ai Confioni, proprio dove c’è la croce, si trovò davanti una fila silenziosa di soldati che attraversavano la strada. C’era la luna piena che ogni tanto usciva dalle nubi, in quel momento era chiaro e li vedeva bene. Erano pallidi, silenziosi, camminando non facevano rumore ma si sentivano i loro sospiri. La lunga fila veniva dalle montagne a sud, attraversava la conca tra le colline e quindi risaliva per la val di Nos verso le montagne più alte.

IL TIGLIO albero di giustizia, perché intorno ad esso si riunivano i saggi -
UN BEL TEATRO ALL’APERTO
 Giacomo era sceso dalla sua contrada seguendo i contadini che si erano passata parola per la protesta. Li aveva visti per la strada vestiti a festa e con passo deciso. Erano proprio stanchi del consorzio provinciale fascista degli allevatori che a tutti costi voleva imporre la razza svitt, in sostituzione della secolare burlina.
 La burlina, dicevano i contadini e i malghesi, è una vacca che non strapazza l’erba, e poi, non essendo pesante, non rompe la cotica con le unghie e l’erba se la va a cercare  anche in posti dove le altre vacche non vanno. I dimostranti non intendevano accettare l’imposizione di ammazzare i tori burlini e castrare i torelli. Dietro tutto questo ci doveva essere l’interesse del presidente del consorzio e di qualche importatore.
 Era come un bel teatro all’aperto…
 Giacomo va a lavorare all’ossario, portando l’acqua agli operai.
 Dopo lo sciopero gli chiedono di riferire se sente discorsi tra gli operai.
 Lui dice di si, ma tiene le dita incrociate dietro la schiena.

IL NOCE – Ti ricordi quelle sere / Sotto l’albero di noce / Mi dicevi a bassa voce… (canzone) - LA GITA IN BICICLETTA CON IRENE
 Una grande avventura.
 Quando giunsero alla Mazze, dove dalla bocchetta lo sguardo si perde nella pianura lontana seguendo le tortuosità del Brenta e dell’Astico…
 Si fermarono. Tenendosi per mano guardavano quel mondo sconosciuto e nuovo: i pascoli fioriti di narcisi, le contrade più sotto con i tetti di coppi rossi, i paesi lontani con i campanili. Quelle macchie brune, in fondo, erano forse le città. E quelle colline lontane lontane al di là della pianura, che si confondevano con il cielo?

IL COLONNELLO MATTO
 Una persona strana con scarpe da tennis, calzetti bianchi, pantaloncini corti di tela coloniale, canottiera e cappello di paglia…
 Tra i ragazzi si raccontava che questo fosse il famoso colonnello matto che nel Sedici aveva legato alle ruote dei cannoni i soldati che volevano scappare…
 Chissà cosa viene a cercare – disse il Moro – forse ha i rimorsi per tutta la gente che ha ammazzato.
 Non credo – osservò Angelo castelar che da poco era ritornato dalla Francia – Il colonnello matto è come quei tipi che credono di aver sempre ragione: quello che fanno è sempre giusto. Come il Duce.
 I prezzi dei residuati raddoppiano.
 Nell’estate del 1936 forse più di un migliaio di persone faceva questo mestiere.
 Il re inaugura l’Ossario: non si era mai vista in paese tanta gente

MILIZIA FORESTALE
 Giacomo fa domanda di entrare nella milizia forestale.
 Va a raccontarlo all’Irene, dicendole che poi la sposerà.
 Non viene convocato al concorso
 Va alla visita di leva ma non capisce perché viene mandato in fanteria invece che alpino con tutti i suoi amici.
 Non poteva sapere che sul tavolo il colonnello aveva una nota che nel casellario giudiziario al suo nome risultava scritto “Nal 1935 ha partecipato allo sciopero durante la costruzione del Monumento Ossario”

Il castagno sogno dei nostri soldati affamati di cibo e di casa -
LA GUERRA
 La notizia della proclamazione di guerra tra i recuperanti.
 Vai a salutare l’Irene
 Pensate – diceva Nin – prima sparare per ammazzare gli uomini e ora andare alla ricerca delle bombe per poter mangiare.

 Una sera si fermarono in un villaggio e Mario pernottò in un’isba abbandonata. Fu qui che il suo sguardo venne attratto da una parete affumicata dove lesse queste parole scritte con un pezzo di carbone: “SALUTI AI PAESANI CHE PASSANO” e sotto queste il nome ed il cognome di Giacomo, quello della contrada, e la data del 18 dicembre 1941. Il suo cuore si rallegrò e sorrise, pensando di incontrarlo.

SULLA MENSOLA DEL CAMINO NELLA CASA ABBANDONATA DI GIACOMO - OGGI
 “Ministero della Guerra – Direzione generale Leva sottufficiali e Truppa Ufficio Stato civile. –
 VERBALE DI IRREPERIBILITA’ – relativo al fante….    Compilato dal deposito dell’81° reggimento fanteria Torino in data 30 marzo 1942. Si certifica che dal documento suddetto risulta che in occasione del combattimento avvenuto il 25 dicembre 1941 a Novo Orlowka, fronte russo, scomparve, e che dopo tale data non venne riconosciuto tra i militari dei queli fu accertata la morte o la prigionia. Essendo ora trascorsi i tre mesi dalla data della sua scomparsa e risultando che le ulteriori ricerche e indagini esperite in ogni campo e sotto ogni forma sono riuscite infruttuose nei di lui riguardi e che pertanto non è stato possibile nel frattempo conoscere se egli sia tuttora in vita o sia in effetti deceduto, viene redatto il presente processo verbale di irreperibilità a norma dell’art. 124 della legge di guerra, per gli effetti che la legge ad esso attribuisce.
N.B. Il presente atto non è valido agli effetti dello Stato Civile.”