Nuovi "strumenti" per costruire illusioni: dalla telecamera alla magia comico-musicale
Di Carlo Presotto

Dalla mente locale ai non luoghi

Proveniamo da tre anni di indagine su come le persone dialogano con i luoghi, attraverso un viaggio teatrale tra la montagna, la laguna e la pianura veneta, partito da "le Stagioni di Giacomo" di Mario Rigoni Stern e passato attraverso la riproposta delle fiabe tradizionali "Il Principe Granchio" e "Il Paese dove non si muore mai". Dopo tre anni di lavoro sul far mente locale spostiamo lo sguardo sulla dimensione immateriale dei non luoghi, spazi dell'anonimato ogni giorno più numerosi e frequentati da individui simili ma soli. Nonluoghi sono sia le strutture di trasporto veloce (autostrade, autogrill, stazioni, aereoporti) sia i mezzi stessi di trasporto (automobili, treni, aerei). Sono non luoghi i centri commerciali e le grandi catene alberghiere o di vendita di hamburger o maglioncini, ma anche i campi profughi dove sono parcheggiati a tempo indeterminato i rifugiati di guerre e miserie. Il non luogo è il contrario di una dimora, di una residenza, di un luogo nel senso comune del termine. Ed il nonluogo sempre più abitato dai bambini e dai ragazzi è lo spazio dell'informazione, della televisione e della rete che in modo diverso creano una condizione sempre più diffusa di solitudini parallele. Per iniziare questo percorso abbiamo colto al volo una occasione di confrontarci col tema della fascinazione, del far credere vero ciò che vero non è, del delicato rapporto tra realtà ed immaginario.

Disklavier theatre?

Dopo aver diretto al teatro Olimpico di Vicenza l'operina di Pierangelo Valtinoni "Pinocchio, Burattino di talento", mentre ancora stavo riprendendomi dall'esperienza di far agire (e divertire) in uno dei teatri più difficili del mondo 120 ragazzi e bambini con 20 orchestrali e due cantanti, ricevo una telefonata dal maestro compositore Pierangelo Valtinoni, con il quale si era creata una divertente complicità. Gli è stata commissionata una composizione per disklavier theatre, per il festival del pianoforte del novecento di Treviso, e mi chiede se voglio collaborare. Confesso che avevo una idea molto vaga di cosa potesse essere un disklavier, e ancor meno avevo idea che potesse esserci addirittura un festival che ne presentava le composizioni per teatro. Ma l'idea che colpì subito me e Paola Rossi fu che se in tutti questi anni avevamo lottato e dialogato con una macchina infernale come la telecamera, forse potevamo applicare la nostra esperienza alla relazione con un altro e diverso mezzo tecnologico. Convinto anche Titino Carrara, ci siamo buttati nell'avventura, e come per avvicinarci alla telecamera avevamo cominciato dalle esperienze di pre-cinema, così per questo nuovo lavoro siamo andati a cercarci gli antenati del disklavier, compiendo un interessantissimo viaggio nel mondo dei pianoforti automatici, trovandoci tra la fine dell'ottocento e i primi del novecento a scoprire che il passaggio da lanterna magica a cinematografo accompagnava da vicino quello da organetto di Barberia a fonoautografo.

Mostri e fantasmi del positivismo

Il primi pianoforti automatici nascono anch'essi in questo periodo di scienza e progresso, animato da personaggi come Salgari e Verne, e sul quale aleggia la fascinosa figura del professor Cesare Lombroso lo scienziato italiano che più da vicino ci fa pensare alla figura del dottore che Mary Shelley nominò come Frankestein, sul quale siamo stati edotti da due ferventi Lombrosiani come Sebastiano Ruiz Mignone e Guido Quarzo. (cui, insieme a Silvia Roncaglia sono stati commissionati tre piccolissimi e preziosi "camei" all'interno dello spettacolo) Mostri, cinematografo, pianoforti automatici, viaggi fantastici... tutto questo convergeva quasi magicamente verso un unico punto, lo spettacolo di esperimenti scientifici ed illusionistici molto in voga in quegli anni a cavallo del secolo. Per questioni di pedigree di Titino Carrara l'ambiente del teatro girovago di quel periodo non c'era del tutto sconosciuto, e così, grazie anche alle preziose indicazioni iconografiche di Emilio Vita, Paola Rossi è stata in grado di raccogliere una mole di materiale veramente impressionante sul tema, portando spesso Titino a riconoscere nelle fotografie questo o quell'appartenente a famiglie d'arte ormai riconvertite.

Illusioni ed illusionismo

Ultimo ingrediente da aggiungere è stato quello dei giochi di illusionismo, che completano il quadro di un territorio di confine tra realtà ed immaginazione, tra scienza e magia, tra visibile ed invisibile. Nasce così il soggetto de "Il Pianista invisibile" che sviluppa nella relazione tra il professor Ombroso (nome ispirato liberamente ad un personaggio di un libro di Guido Quarzo, Il Fantasma del Generale) e la sua assistente Giorgetta (nome anch'esso ispirato ad uno stupendo testo di Eduardo de Filippo, Sik Sik) la presunta presenza di un pianista invisibile, esibito e quasi creduto vero dall'ingenua ragazza. La crudele concretezza dello scienziato, in realtà affarista senza scrupoli, distruggerà il sogno? Arrivati alla fine della scrittura del copione come sempre facciamo, io e Titino inseriamo una breve frase a commento sotto la data. In questo caso la frase viene da le Petit Prince: "L'essentiel est invisible pour les yeux." L'essenziale è invisibile ai nostri occhi, sempre più stregati ed affascinati dai mille illusionisti senza scrupoli di questo nuovo inizio secolo.