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T : Analisi dei motivi della fiaba secondo Thompson C : una versione veneta del motivo - i tre volpini L : collegamenti ad altri siti interessanti LI : una versione della fiaba sul tema della crescita LII : una versione della fiaba con attenzione all'aspetto musicale V: la versione tedesca della fiaba J : il testo della canzone |
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La fiaba è un luogo
dell'immaginario, dove è bello rifugiarsi per prendere un po' il fiato durante
il faticoso cammino del diventare grandi
Nascosta nella fiaba
c'è anche la conferma che le nostre difficoltà non appartengono solamente a
noi, ma sono un patrimonio che ci accomuna a chi è venuto prima di noi ed a
chi verrà dopo.
I tre porcellini
è una variante delle storie in cui l'Orco, l'antagonista divoratore, prende
la forma del lupo.
Il primato della più nota spetta forse a Cappuccetto rosso, in cui il lupo è
l'unico animale parlante in un mondo di esseri umani, anche se la sua diffusione
sembra essere soprattutto legata alla lettura di un testo stampato, a partire
da Perrault.
Le più diffuse nell'ambito della tradizione orale sono invece quelle in cui
la maggior parte dei protagonisti sono animali, per quanto il loro comportamento
e il dono della parola ci indichino chiaramente gli esseri umani mascherati.
Sette caprettini, tre volpini, tra porcellini si trovano alle prese con un mangiatore,
che approfittando della loro ingenuità arriva molto vicino al suo scopo, per
venire sconfitto solo alla fine.
Si tratta di una fiaba diffusa in tutto il mondo, ed amatissima dai più piccoli,
come sa chiunque l'abbia raccontata (e ri-raccontata molte volte).
La nostra lettura
stabilisce una relazione tra l'atto di costruirsi la casa da parte dei piccoli
porcellini ed il lavoro necessario per costruirsi una identità personale, un
modo di essere che ci permetta di muoverci all'interno di un sistema complesso
fatto di genitori, fratelli, parenti, compagni, insegnanti, amici.
Bisogna darsi da fare, ci sono delle regole di comportamento da imparare: stai
composto, non mettere i piedi sulla tavola, lavati le mani, saluta la zia, non
toccare i miei giochi, stai in porta, facciamo che tu eri il principe e io la
fata, etc. Un lavoro che probabilmente dura tutta una vita, ma che negli anni
della crescita vive i suoi momenti cruciali.
La metafora della casa che va costruita con pazienza e sapienza perchè possa
resistere agli assalti di un mondo esterno esigente e aggressivo è servita a
generazioni di bambini per prendere sicurezza, intravedere un traguardo in fondo
alla strada, immaginare la propria casa realizzata.
Perchè per costruire la propria casa occorre un progetto, un desiderio, e ad
esso dobbiamo accompagnare un lavoro paziente, mattone su mattone, che di giorno
in giorno aggiunge qualcosa all'edificio.
La casa del porcellino
più grande nella nostra versione è anche una casa aperta, in grado di accogliere
e difendere i fratellini nel finale.
Ed in questo senso ci piace certamente di più della casa della formica di La
Fontaine, chiusa alle richieste della imprevidente cicala.
Perchè più la nostra casa/identità ha fondamenta solide e più è in grado di
dialogare con il mondo, di aprirsi e di accogliere nuove idee, di sviluppare
le proprie potenzialità, e soprattutto di prendere in giro lupi cialtroni e
commedianti come il nostro luponero.