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ATTAC
JUBILEE 2000
Sdebitarsi
Tribunal da Divida
Cantieri di Economia Socio-Solidaria
Dichiarazione di Tegucigalpa

TRIBUNAL DA DIVIDA EXERNA

VERDETTO

 

"Il debito estero (dei paesi piú impoveriti, ndt) é un furto. A volte non c'é scelta, salvo accettare il furto perché qualcuno ci punta una pistola sulla testa. Ma esiste una alternativa: coscientizzare la gente di quei paesi che controllano questa pistola".

(Noam Chomsky, testimonianza registrata per il Tribunal da Divida)

Il Tribunal da Dìvida Externa, si è riunito nei giorni 26, 27 e 28 aprile 1999, nel teatro Joao Caetano a Rio de Janeiro, Brasile, nel luogo dove fu impiccato Tiradentes, eroe e martire dell’indipendenza, alla presenza e con la partecipazione di mille e duecento persone di diverse parti del Brasile e di altri paesi del mondo. Promosso dalla CNBB – Conferenza Nazionale dei Vescovi Brasiliani, Caritas, CONIC – Consiglio Nazionale delle Chiese Cristiane, CESE – Coordinazione Ecumenica di Servizi, CMP – Central de Movimentos Populares, MST – Movimento dei Lavoratori Rurali Senza Terra, IAB – Istituto degli Avvocati Brasiliani, e con l’appoggio del CORECON/RJ, SENGE/RJ, SINDECON/RJ, IERJ, Koinonia e PACS, il Tribunal ha avuto come obiettivo giudicare il caso del debito estero brasiliano e rinforzare la campagna "Giubileo 2000" in favore della cancellazione del debito estero dei paesi a basso reddito più indebitati.

Essendo il Brasile, cosí come altri paesi dell'America Latina e dei Caraibi, un paese con reddito medio considerato emergente, ed essendo allo stesso tempo uno dei paesi con la peggiore distribuzione di reddito, dove un quarto della popolazione – 40 milioni di persone – vive al di sotto della linea di povertà, il Tribunal si é posto come obiettivo identificare la relazione tra debito estero e questa situazione d’ingiustizia e miseria. Oltre ad identificare i fattori che originano, costituiscono e ingigantiscono il debito estero, così come i suoi responsabili, il Tribunal ha avuto come obiettivo definire politiche alternative e strategie per superare, in modo sostenibile, la crisi dell’indebitamento estero e le sue conseguenze sociali ed ambientali.

Dopo aver preso conoscenza dell’ampio e diversificato materiale presentato, ascoltando dichiarazioni e testimonianze di brasiliani e specialisti di altri paesi, in quattro sessioni – sul sistema finanziario internazionale.; sull’indebitamento brasiliano; su casi esemplari di indebitamento di altri paesi; sulle prospettive di azione per affrontare e superare la crisi del debito brasiliano; - il Tribunale Popolare, costituito da rappresentanti di diversi settori della società brasiliana, è giunto al seguente verdetto:

CONSIDERANDO

  1. Che secondo gli studi e i dati presentati durante il Tribunale il debito dei paesi più poveri con maggior indebitamento è già stato pagato e, contabilmente, è impagabile;
  2. Che il debito brasiliano, a partire dall’ultima rinegoziazione di cinque anni fa, è aumentato da US$ 148 miliardi alla fine del 1994 a US$ 235 miliardi a novembre 1998, e che in questo periodo sono stati pagati circa US$ 126 miliardi ai creditori esteri, evidenziando una velocità di indebitamento insostenibile, al punto che quasi tutti i nuovi prestiti che saranno assunti saranno destinati al pagamento degli interessi, configurando un circolo vizioso di indebitamento;
  3. Che la decisione unilaterale degli USA alla fine degli anni 70 di aumentare il tasso di interesse dal livello iniziale del 4-6% a più del 20 % in pochi mesi ha significato un tradimento della buona fede dei contratti di prestito e, oltre ad aver forzato i paesi debitori a ricorrere a nuovi prestiti per il pagamento degli interessi, ha causato un pagamento extra corrispondente alla perdita per l’America Latina di US$ 106 miliardi ;
  4. Che il fatto che i creditori impongano ai debitori un tasso di rischio per prevenirsi da una possibile incapacità di pagamento dà a questi ultimi il diritto di dichiararsi insolventi senza oneri;
  5. Che governi identificatisi con grandi imprese e banche indebitate con l’estero hanno praticato la statalizzazione del debito estero privato, socializzando i costi relativi e compromettendo ulteriormente i fondi pubblici con il pagamento degli interessi del debito estero;
  6. Che imprese pubbliche strategiche sono state utilizzate come strumento di sovra-indebitamento, compromettendo la loro salute finanziaria e la loro capacità di investimento, servendo questo per la loro successiva privatizzazione;
  7. Che esiste un vincolo esplicito tra debito estero, eccessivo indebitamento pubblico interno e ricerca di capitali esteri a breve termine, sottomettendo il paese ad una politica di altissimi tassi di interesse;
  8. Che il governo, concependo il sistema finanziario come un assoluto e come un fine, per mantenere fede al pagamento dei debiti finanziari, ha sacrificato la parte del bilancio dedicata alle spese per le politiche sociali e per la dinamizzazione dell’economia interna , ottenendo come risultato l’abbandono a se stesse della sanità pubblica, dell’educazione, delle politiche di occupazione, dell’edilizia pubblica, della demarcazione e della garanzia delle terre indigene e delle condizioni di sopravvivenza degli indigeni come popolo, di valorizzazione degli anziani e dell’infanzia, della realizzazione della riforma agraria, del recupero e della conservazione dell’ambiente;
  9. Che le politiche economiche di riassestamento del Fondo Monetario Internazionale si sono rivelate disastrose per i paesi che le hanno accettate, e favoriscono l'ulteriore aumento del debito e gli altri passivi esteri di questi paesi, costituendo una dilazione senza fine dei debiti sociali ed ambientali, dei quali sono creditori i bambini, le donne e gli uomini lavoratori della città e delle campagne, i negri, i popoli indigeni e la natura.
  10. Che gli Stati Uniti d’America manipolano l’ONU, l’Organizzazione Mondiale per il Commercio, l’FMI, la Banca Mondiale e la NATO in funzione delle loro strategie di egemonia e controllo dei popoli della terra;
  11. Che l’indebitamento pubblico brasiliano ha sempre favorito gli interessi e i privilegi delle elites dominanti;
  12. Che l’eccessivo indebitamento brasiliano è stato generato soprattutto negli ultimi trent’anni, contraddistinti da 21 anni di dittatura militare e da una transizione a governi civili che hanno completato la resa connivente della politica economica al capitale finanziario.
  13. Che questo indebitamento è stato costituito da governi dittatoriali e pertanto illegittimi e antipopolari e che i creditori di questi governi, oltre ad essere loro complici, erano coscienti dei rischi che questi prestiti comportavano;
  14. Che l’espansione del debito è strettamente legata alle elites brasiliane che da sempre sono conniventi con le istituzioni finanziarie estere, tanto private che ufficiali e multilaterali;
  15. Che il debito estero costituisce una violazione continuata del Patto Internazionale sui Diritti Economici, Sociali e Culturali, fissato dall’ONU il 16 dicembre 1966, che esige il riconoscimento del diritto di ogni nazione all’autodeterminazione, allo sviluppo economico e al libero disporre delle sue ricchezze e delle sue risorse naturali, e inoltre, che in nessun caso un popolo potrà essere privato dei propri mezzi di sopravvivenza;

I COMPONENTI DEL TRIBUNAL DA DIVIDA EXTERNA DECIDONO, ALL’UNANIMITÀ:

Il debito estero brasiliano, per il fatto di essersi costituito fuori dei termini legali nazionali ed internazionali, e senza consultare la società civile, per aver favorito quasi esclusivamente le elites a scapito della maggior parte della popolazione, e per il fatto di ledere la sovranità nazionale è ingiusto e insostenibile eticamente, giuridicamente e politicamente. In termini sostanziali è già stato pagato e persiste solo come meccanismo di sottomissione e schiavitù della società al potere finanziario dell’usura e della globalizzazione dei capitali e del trasferimento della ricchezza verso i creditori. Perciò questo tribunale condanna il processo di indebitamento brasiliano, che implica la subordinazione al capitale finanziario internazionale e dei paesi ricchi, appoggiati dagli organismi multilaterali, come iniquo e illegittimo.

Imputa alle elites dominanti la responsabilitá dell’eccessivo indebitamento e dell’abbandono volontario di un progetto proprio di sviluppo . Indica inoltre i governi e i politici come responsabili dell’inserimento subordinato del Brasile nell’economia globalizzata con l’appoggio tecnico e ideologico di una parte degli economisti, dei giuristi, degli artisti e intellettuali coadiuvati dalla dittatura dei grandi mezzi di comunicazione che tentano di legittimare il debito e bloccano il dibattito sulle alternative.

Decide ancora di comunicare alle autorità legislative, esecutive e giuridiche della Federazione, degli Stati e dei Municipi questa decisione, perché la rispettino per la legittimità della struttura e la funzione sociale di questo Tribunale.

Adottando la speranza presente nelle lotte popolari per alternative di vita, di relazioni sociali, e di organizzazione dell’economia e della società, il tribunale propone a tutti i brasiliani e a tutte le brasiliane i seguenti compromessi e le seguenti strategie di azione:

  • Per l’unione di tutti i popoli a favore della cancellazione generale e senza restrizioni del debito estero dei paesi poveri più indebitati, e la restituzione delle ricchezze che sono state loro depredate, senza ulteriori condizioni se non quella dell’applicazione delle risorse risparmiate nel riscatto dei debiti sociali sotto il controllo della società civile e del pieno rispetto dei diritti umani di tutti i cittadini.
  • Per il controllo rigoroso del debito pubblico estero e di tutto il processo di indebitamento brasiliano con la partecipazione della società civile, al fine di verificare contabilmente e giuridicamente se ancora esistono debiti da pagare, a chi devono essere addebitati, e di stabilire norme democratiche sull’indebitamento.
  • Per una moratoria sovrana, per la rottura degli accordi con il Fondo Monetario Internazionale e per la ridefinizione del debito che si basi sul controllo democratico del debito stesso e nell’affermazione della sovranità nazionale.
  • Per una politica di sviluppo incentrata nei diritti della persona e della società, che si basi soprattutto nelle risorse umane e materiali del Paese, superando la logica e la pratica dell’indebitamento irresponsabile che è oggi in vigore.
  • Per uno stretto controllo del cambio, per dare la possibilitá al governo di frenare la speculazione e stimolare l’investimento produttivo, includendo meccanismi effettivi di controllo dell’entrata e uscita illegali di moneta (nazionale e straniera) e merci dal paese.
  • Per la rinazionalizzazione e la democratizzazione delle imprese strategiche.
  • Per la rinegoziazione dei debiti degli Stati e dei Municipi, vincolando le risorse risparmiate al riscatto dei debiti sociali e ambientali, e rifondando il patto federativo in una prospettiva democratica e partecipativa.
  • Per il rinforzo delle mobilitazioni e delle campagne come l’ATTAC, che chiedono l’istituzione di meccanismi di regolazione e di tassazione dei capitali speculativi internazionali, mirando alla creazione di un fondo destinato al riscatto di una vita degna dei più poveri.
  • Per l'unione dei popoli dell'America Latina e dei Caraibi su politiche alternative e strategie comuni a tutto il Continente, per affrontare insieme il circolo vizioso dell'indebitamento e altri fattori di impoverimento e subordinazione che storicamente affliggono tutto il continente.
  • Per la partecipazione alla campagna "Giubileo 2000" del Consiglio Mondiale delle chiese e di altre istituzioni nazionali e internazionali, in una mobilitazione che porti tutti gli stati democratici a proporre all’Assemblea Generale dell’ONU un’azione congiunta con il Tribunale Internazionale dell’Aia per giudicare i processi che hanno originato e ingigantito il debito estero dei paesi poveri e altamente indebitati e i suoi responsabili.

Il presente Tribunale è il punto di partenza simbolico di una lunga marcia. Conclama perciò tutti i brasiliani e tutte le brasiliane a partecipare con speranza e senza timore alle iniziative che da loro sbocceranno, e a continuare a marciare, nelle strade e nelle piazze, fino ad ottenere che il Brasile sia veramente una patria per tutti, e che tutti abbiano condizioni di vita degna e di piena realizzazione della cittadinanza.

È la nostra decisione. Si pubblichi e si divulghi. È autorizzata la sottoscrizione solamente alle donne e agli uomini perbene.

Rio de Janeiro, Patibolo di Tiradentes, 28 Aprile 1999

Traduzione dal portoghese di Gianni Cappellotto