MUGGIA SPETTACOLO RAGAZZI 96 e LA PICCIONAIA - I CARRARA presentano CARLO PRESOTTO in ...

E FU COSÌ CHE LA GUERRA FINÌ

La guerra gioca con la fantasia. Barando

Teleracconto di Carlo Presotto, Giacomo Verde e Paola Rossi Dedicato alla fondazione Luchetta Ota D’Angelo Hrovatin per i bambini vittime della guerra, corso Italia 13, 34122 Trieste

Ispirato al libro dei bambini della scuola elementare di Zindis (TS) edito a cura di MUGGIA SPETTACOLO RAGAZZI da E.Elle "E FU COSÌ CHE LA GUERRA FINÌ"

Scenotecnica Graziano Pretto

Filmato di apertura della R.A.I. - sede regionale per il Friuli -Venezia Giulia Montaggio Alessandro Sancin Regia Mario Mirasola Video di chiusura girato nella biblioteca di Sarajevo da Carlo Presotto

Musiche tratte da “Fuoco centrale” di Bevano Est “Ondekoza” de I tamburi di Koto “Underground” di Goran Bregovic

Foto di scena Tiziano Dalla Montà

Si ringraziano per la collaborazione i ragazzi delle classi quinta A e B (1996/97) della Scuola elementare di Arcugnano (Vicenza) e per l’ospitalità delle prove la Scuola Elementare Zecchetto di Vicenza.

 Nel dicembre 1993 si svolge presso la scuola elementare di Zindis (TS) un laboratorio di scrittura ed illustrazione organizzato nell'ambito di "Muggia spettacolo ragazzi" e condotto dalla scrittrice Emanuela Uccello e dall'illustratrice Rosanna Nardon, che produce un libro, edito dal Comune di Muggia e distribuito da E.Elle.

"La storia, ideata e illustrata da ventuno bambini tra i nove ed i dieci anni della V classe elementare a tempo pieno di Zindis, una località situata proprio a ridosso del confine con la ex-Jugoslavia, ci fa riflettere su valori fondamentali quali l'amicizia, il rispetto per il diverso, la solidarietà, valori senza i quali ognuno di noi non può dirsi al riparo dalla violenza e dalla guerra. I bambini di Zindis, guidati da una speranza autentica e dalla forza della fantasia, volano oltre il muro dell'indifferenza, e sembrano mostrarci una strada. Lo fanno con delicatezza senza clamore, con semplicità e con un pizzico di magia o, come diremmo noi grandi, con troppa ingenuità. ma se avessero ragione loro?" (Nota di copertina di “E Fu così che la guerra finì”)


 Nel giugno 1996 prende corpo l'idea di trasformare le suggestioni nate dalla lettura del libro in una forma molto originale di "narrazione", il TELERACCONTO.
 L'attore e narratore Carlo Presotto, nel raccontare il proprio incontro con il libro dei ragazzi di Zindis, utilizza in scena lo strumento video, trasformando in immagini la storia sotto gli occhi degli spettatori, con il semplice uso di oggetti comuni posti sotto l'occhio della telecamera.
 Una scelta poetica che nasce dalla sensazione che proprio la televisione sia stata uno dei grandi mediatori e narratori di questa guerra, così vicina e così lontana.
 E che dopo aver invaso con la propria arbitraria visione della realtà il panorama immaginario dei ragazzi, sia importante in qualche modo metterne in discussione il modo di interpretare la realtà.

"Abbiamo sentito il dovere di far sentire la nostra voce e la nostra presenza, seppure consci che i mezzi e gli interventi che ci sono propri sono poca cosa in confronto alla potenza e alla crudeltà della guerra, di una guerra che purtroppo viene giocata anche al di là dei campi di battaglia, al riparo da cecchini e granate sul fronte dell'informazione dove ancora una volta i bambini sono vittime della tendenza tutta contemporanea a spettacolarizzare l'informazione, in particolare quella che verte su tragici fatti di cronaca e di guerra" (dall'introduzione di M.Zarattini al libro dei ragazzi di Zindis)


 Con queste motivazioni Carlo Presotto ha iniziato il lavoro all'interno di due classi quinte di Arcugnano (VI), a partire dalla rilettura del libro che i ragazzi già conoscevano, producendo una serie di idee  che il narratore fa interagire con la propria visione di adulto per comporre lo spettacolo.
 Ancora una volta dei ragazzi in un inedito ruolo di co-autori, in un progetto che si pone come principale obiettivo quello di "dare loro ascolto", operazione difficile a causa del pervasivo rumore di fondo generato dal pensiero adulto che indica come uniche vie di soluzione dei conflitti l’omologazione o la separazione nei particolarismi.
 Dare ascolto al pensiero infantile ci apre ad una speranza: la possibilità di intessere le differenze attraverso la dimensione dell’amicizia e del rispetto reciproco.
 


Sarajevo e ritorno

 di Carlo Presotto
Il sole quasi estivo sul ponte della nave che ci riporta ad Ancona da Spalato rende ancora più tagliente la sensazione di irrealtà provata durante il soggiorno in Bosnia.
L’arrivo a Mostar nella notte, il cimitero che sfila ai due lati della strada e sembra non voler più finire, i fari gialli dei mezzi militari francesi, i colpi di arma da fuoco che ci svegliano nel cuore della notte. E poi l’arrivo a Sarajevo, l’aereoporto, l’Holiday Inn, le torri ed i condomini segnati dalle granate, il mercato della frutta, la biblioteca.
Attraversiamo i luoghi resi familiari dal telegiornale e ci sembra, quasi in sogno, di aggirarci sul set di un film.
Parlo a lungo con Amela di cosa succede quando finisce una guerra, e nasce un pensiero (di diciassette sillabe, come quelli che farà Jasmine nello spettacolo)
Oggi i tuoi occhi
traboccano macerie.
E domani?
Con negli occhi il panorama di Sarajevo e nel cuore i diciannove anni di Amela mi sono messo dietro alla telecamera ed ho cercato di raccontare la favola dei ragazzi di Zindis.
La storia che è nata è una storia di amici, e di come, seguendo le amicizie, si può tracciare una diversa geografia del mondo. Non è facile, ed a volte bisogna guardare “le cose all’incontrario”, cambiare  radicalmente punto di vista,  per capire che direzione prendere. Ma di sicuro è l’unica bussola che ci può condurre in salvo dall’assurdità, dall’irrealtà della guerra.


La televisione non esiste

di Giacomo Verde
Lo so, sembra incredibile, ma la televisione non esiste: sono solo figurine.
E’ la nostra testa che decide che valore dare a quelle figurine. I telegiornali non danno informazioni ma raccontano storie, favole: creano immaginario. Il problema è che la maggioranza dei telespettatori crede alle storie della tv come i bambini credono al lupo cattivo o a Babbo Natale. I bambini ad un certo punto imparano a distinguere la realtà dalle fiabe, ma solo pochi adulti sanno distinguere la realtà dalle immagini e così incolpano la tv della violenza dilagante, invocano regole, protezioni, salva-guardie, guerre sante... ma mai ammetterebbero la loro fede nelle figurine (sono persone serie): solo questo è il problema.
Di fronte allo schermo magico siamo tutti bambini. La tv non può essere che una fiaba: irriverente, amorale, esagerata, violenta e a lieto fine.
La tv rivela i pensieri rimossi, l’indicibile della nostra “ragione”: bisognerebbe imparare a leggerla alla rovescia, come i sogni o gli incubi, solo in questo “non-senso” è lo specchio della realtà. La tv è quello che non esiste ma chiede di essere ascoltato come una fiaba.
Imparare a guardarla come bambini, senza rispetto, accettando di giocare con la fantasia e le sue paure, questo bisognerebbe fare, così, forse, la scatola nera potrebbe rivelarsi per quello che è: un gioco di figurine.


Un po’ di silenzio...

di Paola Rossi
Quando lessi per la prima volta il libro dei bambini di Zindis la cosa che mi colpì immediatamente fu il modo, il “così”, in cui gli autori avevano concluso la tragedia della guerra: la polverina del vecchio saggio.
Non  caso i bambini indicavano una soluzione magica del conflitto: quando una guerra è ormai iniziata, quando ci sono già stati i primi morti, le prime violenze, le prime distruzioni, col loro carico di dolore e di vendetta, diventa estremamente difficile, se non impossibile, trovare un modo per fermare la guerra. Persino i bambini e i giovani che sono cresciuti fra il fragore delle armi, sanno trovare solo nelle armi le loro risposte. La storia ci dice che le guerre vanno avanti inesorabilmente finché non si esauriscono gli interessi che le hanno scatenate.
Il segreto sta nel non farle proprio iniziare, le guerre. Le guerre non iniziano in un giorno, all’improvviso, con un annuncio alla televisione, un titolo sul giornale e un colpo di cannone; iniziano prima, dalle parole, dai discorsi, dai pensieri malati, dalla vita di ogni giorno che si comincia piano piano a sgretolare.
Allora bisogna fare attenzione, perchè la pace è un bene fragile e prezioso da custodire e mantenere. E’ fatta anche di piccoli gesti quotidiani come imparare ad ascoltare, a vedere, a capire. Come raccontare e ricordare, perchè nessuno dimentichi quel che è successo ad altri, quel che un giorno è successo a noi, e non si debba ogni volta ricominciare, da capo, ancora. E quando tutti alzano la voce, cerchiamo di fare un po’ di silenzio, per pensare.
 

Ringrazio Barbara Negrisin, Barbara Mignoni, Giorgio Porzionato, Matteo Soccio, Franco Pellegrini, Paola Simone, Donata Ariot, Ketty Grunchi, Marino Gresele, senza il cui contributo questo progetto non avrebbe questa forma.

LA PICCIONAIA
I CARRARA
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